La poesia più breve

When_We_Were_Kings_DVD_Cover_art Forse non tutti sanno che Ali era un poeta, un funambolo della parola, un rapper ante litteram. Nel film When we were kings si racconta che in una conferenza tenuta ad Harvard gli fu chiesta una poesia. E lui improvvisò la più breve poesia in inglese:

“Me,we”

Per leggere un mio breve racconto ispirato a Mohammad Ali vai qui

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La bicicletta di Cassius Clay

RSCN1484Ho sempre amato Cassius Clay – Mohammad Ali. Come adesso dicono, è stato qualcosa d’importante per tantissime persone. Negli Stati Uniti, per gli afroamericani, per i musulmani  ed anche per noi, alla periferia dell’Impero. Non credo che sia stato un pugile perfetto, tutt’altro: ha combattuto troppo e male, ha esagerato spesso. Ma è stato molto più che un pugile. E’ stato un simbolo. Ha impersonato il “riscatto”, come nessun altro prima e forse dopo. In un mondo sempre più complesso ed astratto, la sua epica è stata esemplare. Così come la sua parabola.

Qualche tempo fa ho scritto un racconto su di un episodio della sua vita molto famoso, che mi era rimasto in mente perché mi pareva significativo di qualcosa. L’episodio della bici è vero, tutto il resto è inventato, più o meno.

Ladri di biciclette

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L’innovazione è un mezzo, non il fine

RSCN2425Innovare sembra meno facile del previsto, ma non bisogna abbattersi. Il Prof. Andrea Gaggioli, docente di Psicologia Generale presso l’Università Cattolica di Milano suggerisce tre linee per non sbagliare:
«Credo che la prima regola sia pensare prima alle persone che alle idee. Molti aspiranti imprenditori ritengono che avere un’idea di business innovativa sia la condizione necessaria e sufficiente per “lanciarsi”. Così facendo, spesso sottovalutano che costruire un’impresa in questa fase economica sia un’esperienza estremamente stressante e sfidante. La passione e l’ambizione sono senz’altro importanti, ma altrettanto fondamentali sono altri tratti quali la tenacia, la resistenza allo stress, la leadership, l’accettazione del fallimento.
La seconda regola è creare un team affiatato. Se si guarda alla storia delle grandi innovazioni, non solo in campo economico, ma anche nella scienza e nell’arte, scopriamo che si tratta quasi sempre di risultati di straordinarie collaborazioni. I grandi innovatori eccellono soprattutto nella capacità di costruire team di successo, creando le condizioni per la collaborazione ottimale. Condizioni che includono la condivisione di valori e obiettivi, la capacità di ispirare, coinvolgere e motivare ma soprattutto l’attenzione alla diversità di genere, età, cultura, esperienza.

La terza regola è considerare l’innovazione un mezzo, non un fine. Un’idea creativa non diventa un’innovazione fino a quando le persone non ne beneficiano. Questo vale soprattutto per le start-up hi-tech, che spesso propongono gioielli di tecnologia estremamente avanzata che poi non vengono recepiti o adottati dal mercato, perché magari si è posta più attenzione alla novità della soluzione che alla concretezza del bisogno». E quindi qual è la chiave di volta affinché un’idea innovativa funzioni davvero? «È la capacità di costruire reti creative – conclude il prof. Gaggioli – che includano persone, idee e risorse adeguate per crescere e maturare».

a cura di Numix Agency sul corriere della sera del 2 giugno 2016

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5 tattiche per costringere qualcuno a fare quello che volete (secondo un agente del FBI)

Beh, siamo felici che anche l’FBI sia arrivata a considerare forme di comunicazione più rispettose. Considero questo tipo di articoli  la dimostrazione di come un modo di vedere la comunicazione (intesa manipolazione unidirezionale delle persone) voglia a tutti i costi mantenersi in vita, pur dicendo il contrario. L’articolo ci dice infatti che se trattiamo le persone con attenzione e rispetto queste sono più propense a venirci incontro e seguirci se è il caso. Omette, l’articolo di dire alcune cose:

a) E’ bene credere a quello che si sta dicendo e facendo perché in genere la gente si accorge della falsità e non segue più.

b) Non sempre funziona. Nonostante tutto, le persone hanno sempre un margine di autonomia: dipende in che contesto ci si muove, cosa succede prima e via dicendo

 

Sorgente L’Huffington Post: 5 tattiche per costringere qualcuno a fare quello che volete (secondo un agente del FBI)

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Nessuno sa niente 

 

Un articolo interessante su quanto sia difficile fare previsioni in contesti complessi e su come tendiamo a sottovalutare il caso nelle nostre migliori performance. (Questo vale in particolare quando si parla di “comunicazione efficace”).  E quindi questo dovrebbe spingere ad essere più realistici e coraggiosi…

 

Sorgente: Nessuno sa niente – Il Post

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Formazione a teatro: Come si cambia in comunicazione (e non solo)

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venerdì 27 maggio, ore 20.30 

Ogni conclusione è un cambiamento

Alla fine del percorso di quest’anno vorremmo riflettere, attraverso scene di vita lavorativa e familiare, sul fatto che chiamiamo “finire” o “concludere” un particolare momento del processo di cambiamento.  La nostra vita è piena di momenti di questo tipo. Piccoli e grandi momenti in cui qualcosa finisce: un lavoro come un percorso di formazione. Come provare a pensare e vivere un momento così delicato?

Dove: Piccolo Teatro del Baraccano, Via del Baraccano 2, Bologna

Durata: 1h 1/2 circa. Inizio alle 20:30

Biglietto: 20 euro.

Per informazioni e pre-iscrizioni: massimo.franceschetti@fastwebnet.it  3284766882

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“Ridurre l’ansia è più semplice di quanto credi”. L’illuminante studio di due psicologi

È la principale nemica di se stessi, artefice di autosabotaggi nelle relazioni, sul lavoro e nella vita in generale. L’ansia miete vittime ogni giorno e ogni giorno si cerca un modo più

Sorgente: “Ridurre l’ansia è più semplice di quanto credi”. L’illuminante studio di due psicologi

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Il mito della leadership. Un libro di Christian Monö

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Christian Monö

Beyond the leadership myth.
Discover the power of collaborationship.

Edit by Christian Monö

Il tema del libro di Monö è la rivisitazione del concetto di leadership alla luce di analisi antropologiche, sociologiche e aziendali. In particolare, il libro di Monö, riprendendo anche gli studi della Kellerman, pone l’accento sulla collaborazione (collaborationship) e sui followers come elementi fondamentali dello sviluppo della leadership.

Il libro si articola in 5 parti

PARTE 1: Una credenza mai messa in discussione. Il nostro modo di vedere i leaders e quelli che seguono (follower). Il Mito circa i Leaders e i Followers

PARTE 2: Cacciatori, contadini a manager. L’origine della leadership e della followership

PARTE 3: Comprendere i followers

PARTE 4: Diventare un vero follower

PARTE 5: Followership nei diversi contesti (al lavoro e in politica)

Il libro mi pare ben documentato, scritto in modo molto chiaro, semplice e accattivante (in inglese).

Ritengo che i concetti espressi nel libro siano molto validi, e credo suscettibili di diventare sempre più importanti. Si sta sviluppando una via europea alla leadership che si affianca  a quella americana. Essa, vedi anche i lavori di Manfred Kets de Vries, sviluppa una visione che ritengo non solo più convincente, ma anche più applicabile ed utile nel nostro contesto.

Infatti, una visione articolata della vita di gruppo in cui il leader è  una delle componenti importanti nella complessa dinamica di come i gruppi agiscono e raggiungono i loro risultati, non solo apre scenari più interessanti, ma permette una visione più rispettosa della realtà che le persone sperimentano quotidianamente.

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